Tipi di Tessuti:
Tessuti: introduzione
L’utilizzo dei tessuti da parte dell’uomo risale al periodo Neolitico, circa 10.000 a.c., con il passaggio da un’ attività istintiva dedita alla caccia e alla pesca, ad una più gestionale e meditativa di agricoltura e allevamento.
La motivazione che ha spinto l’uomo a sostituire l’utilizzo delle pelli con il tessuto lascia ancora opinioni diverse non concordanti.
I primi tessuti furono di origine, ovviamente naturale, vegetale.
Infatti i tessuti in lino, che storicamente facevano parte della civiltà egiziana, vengono considerati i capostipite della categoria.
Tessuti: tipi e caratteristiche
Un tessuto è un manufatto ottenuto dall’intersezione di più fili perpendicolari tra loro, denominati: trama quei fili che disposti adiacenti l’uno all’altro compongono la lunghezza della stoffa; ordito l’insieme dei fili che corrono in orizzontale formando l’altezza della stoffa.
I fili che compongono i tessuti si ottengono tramite un procedimento di lavorazione chiamato filatura, che trasforma le fibre (naturali, artificiali) che hanno particolari caratteristiche; o tramite processi chimici in laboratorio per quelli denominati sintetici.
I tessuti vengono poi classificati a seconda della fibra utilizzata in naturali, artificiali, sintetici. Le fibre che vengono prese in considerazione sono quelle che hanno, grazie alla loro struttura, lunghezza, resistenza, elasticità, maggiore capacità di unirsi e formare fili sottili tenaci e flessibili.
Le principali caratteristiche che determinano le qualità della fibra sono: la lunghezza; lo spessore; la tenacità all’allungamento; la resistenza all’usura; le qualità rilevabili al tatto o mano, sofficità, morbidezza; lucentezza; infiammabilità; igroscopicità: potere di assorbimento dell’umidità; coibenza: capacità di isolamento termico ed elettrico; reazione ai coloranti; ecc...
Tessuti: armature
I tessuti vengono contraddistinti oltre che per la loro natura, anche per il sistema di lavorazione usato (tessitura).
In teoria si possono costruire infinità di varietà di tessuti intrecciando con molteplici combinazioni la trama e l’ordito, ma le capacità dei telai ne riducono il numero.
Le diverse combinazioni ottenute vengono denominate armature, e tra queste ce ne sono tre fondamentali mentre le altre sono derivate.
Una delle armature fondamentali è quella denominata a tela, in cui il rapporto tra i fili di trama e ordito è il più piccolo ottenibile, ed il tessuto che ne ricaviamo è compatto, di superficie piana, con il diritto uguale al rovescio, ed è un intreccio molto utilizzato.
Abbiamo poi l’armatura a saia che grazie al suo particolare intreccio si ottiene un tessuto più morbido, con un particolare effetto di diagonale, ed in cui è presente un lato con prevalenza di ordito, più pesante, e l’altro con prevalenza di trama più leggero.
L’ultima delle armature, ma non per importanza, considerate fondamentali è il raso.
Il suo aspetto è lucido, uniforme, alla mano rimane morbido, è molto evidente il dritto che coincide nella parte con prevalenza di ordito, dal rovescio in cui predomina la trama.
Sistema utilizzato in prevalenza con filati serici, che hanno di natura più resistenza e lucentezza.
Qui di seguito una nomenclatura delle armature più conosciute derivate da quelle precedentemente descritte.
- Armature derivate direttamente dalla tipologia a tela: reps di ordito, reps irregolare di ordito, reps di trama, natté o panama, natté o panama irregolare.
- Derivate direttamente dalla tipologia saia: batavia, levantina, diagonale di ordito, diagonale di ordito composto, levantina interrotta, spina a punta semplice, spina a punta doppia.
- Derivate direttamente dalla tipologia raso: raso irregolare, rasato irregolare, rasato, rasato a fondo ampliato.
Inoltre ce ne sono altre che alternano, secondo schemi ben precisi, le armature precedentemente elencate, esempi: pied de poule, grana di riso, nido d’ape regolare, ecc...

